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Italians

I principi delle scarpe

Romano Rossi, l'imprenditore che insieme al fratello, ha fondato la Progetti, grande azienda nel settore calzaturiero, racconta l' esperienza ed i successi raggiunti in Serbia

AdminSito
lunedì 13 luglio 2015 11:20


Dietro le grandi aziende che periodicamente annunciano investimenti all'Est con squillo di trombe e rullo di tamburi, e poi magari si limitano a gestire gli aiuti di Stato con grande parsimonia, c'è un gruppo che arrivò in Serbia quando c'erano ancora Milosevic ed il regime socialista e da allora ha continuato una crescita lenta ma costante. Probabilmente non lo sapete, ma una gran parte delle scarpe di marca che adesso portate ai piedi è fatta in Serbia dai fratelli Rossi.

L'indiscutibile successo della società "Progetti" , che da queste parti è stata quasi pioneristica, sembra basarsi soprattutto sulle relazioni interpersonali che Romano ed Enrico Rossi sono stati in grado di tessere in questo Paese. Il gruppo opera da molti anni nel settore calzaturiero, con più stabilimenti locati a Sombor, Vrsac e Vladimirci (area Sabac), impiegando stabilmente circa 980 persone.

Il volume prodotto in questi tre impianti rappresenta il 40% dell'intero quantitativo lavorato, la parte rimanente viene fabbricata da 22 aziende satelliti, indipendenti, ma per la gran parte equipaggiate di macchinari di proprietà della stessa "Progetti" e ceduti in regime di comodato d'uso gratuito. volumi lavorati si attestano a 1,8 milioni di paia all'anno ed al momento la ditta italiana rappresenta il più grande esportatore serbo di calzature e semilavorati per calzatura.

La clientela, assolutamente fidelizzata, comprende i brand più importanti del mercato mondiale, tra cui "Prada", "Gucci", "Nero Giardini" e "Burberry", solo per citarne alcuni. "Se non ci fosse stato terreno fertile dal punto di vista sia del capitale umano che dell'essere umano vero e proprio - dice ad Italintermedia Romano Rossi - non saremmo qui da 25 anni. Quindi se abbiamo ottenuto qualche risultato è anche per una serie di interrelazioni che abbiamo tessuto con la popolazione locale che dal canto suo ha dato risposte molto più che positive. Oggi quando si parla di questi aspetti c'è stata un'evoluzione enorme , ma io - aggiunge Rossi - sono arrivato quando c'era ancora la Jugoslavia, per giunta governata da un regime socialista piuttosto forte. Poi c'è stato il discorso Milosevic, la guerra, la divisione.eppure in questa progressione di fatti negativi si è verificata anche una crescita dal punto di vista della popolazione che è riuscita a capire che soltanto l'interscambio culturale con altre nazioni che si muovevano in circostanze politiche diverse era l'unica possibilità di crescita interna dello Stato stesso, e quindi anche delle persone".

Spesso un ambiente economico favorevole deriva anche da quello sociale; "Noi siamo stati accolti benissimo, nel senso che non abbiamo avuto la presunzione di venire qui ad insegnare nulla a nessuno, e al contario abbiamo avuto l'umiltà di imparare quello che da loro potevamo apprendere, e soprattutto l'intenzione di costruire sinergie che ci consentisserro di ottenere dei risultati. Tanto per cominciare - sottolinea l'imprenditore italiano - abbiamo cercato di imparare, fin da subito, il serbo per sentirci meno ospiti e più vicini a loro".

Tutto ciò non può, però, non prescindere da una situazione favorevole alla creazione di un'impresa: "Gli aspetti vantaggiosi qui in Serbia - spiega Rossi - sono notevoli. Si può ancora contare su un livello di costo della manodopera senz'altro competitivo e su degli incentivi statali interessanti, tutti aspetti che portano a benefici importanti".

/Se un atteggiamento positivo nei rapporti umani e un clima economico favorevole alla creazione di un'impresa sembrano essere gli ingredienti principali per il successo della "Progetti", naturalmente non va trascurata la strategia aziendale, soprattutto per quanto attiene alla scelta dei dipendenti, che vengono selezionati e formati fino a divenire una risorsa per il gruppo stesso.

"L'azienda, anche data la sua portata, annovera vari livelli e categorie di dipendenti: dalla manodopera classica, per intendersi al prolifo dell'operaio, a profili che via via assumono una competenza altamente specializzata, e che dunque ha un'età media abbastanza alta: noi siamo un'azienda giovane, ma nonostante ciò l'età media dei dipendenti è di 46,7 anni, e questo perchè una certa esperienza è indispensabile per ottenere un prodotto di qualità. Il profilo medio dell'operaio è generalmente quello di una persona che si è formata nell'ambito della nostra organizzazione, cosa che ha quindi comportato un investimento da parte nostra, in quanto la formazione ha dei costi per l'azienda. Poi però, nel 90% circa dei casi, il lavoratore, ormai pronto ha poi deciso di rimanere in azienda. E questo - dice Rossi, con evidente soddisfazione - significa che ha trovato quell'ambiente di lavoro e quella situazione economica che rispondevano alle sue esigenze".

Se questa categoria rappresenta la forza lavoro base di un'azienda come la "Progetti", assume poi fondamentale importanza la struttura impiegatizia. "In questa sezione prendiamo dei diplomati, cosa che non è facile come sembra vista l'alta percentuale di laureati che si registra in Serbia. A noi spesso serve il "classico ragioniere precisino", per dirla all'italiana".

Si arriva poi alla classe manageriale: "I nostri manager sono giovani tra i 28-30 anni, appena laureati e anch'essi vengono formati internamente in base alle esigenze aziendali". Nei loro confronti le cose vengono subito messe in chiaro: "la permanenza in azienda è legata ai risultati".

Romano Rossi dà l'idea di essere quel tipo di imprenditore che non si accontenta mai, sempre alla ricerca di migliorarsi, e la sua filosofia aziendale è questa: "Il sistema, un sistema che funziona, va continuamente migliorato ed è proprio questo che viene chiesto ai nostri manager. Gli obiettivi principali sono gli stessi per qualsiasi azienda, o una riduzione dei costi o un aumento del rendimento".

Ma in Italia sarebbe stato possibile dare vita ad un gruppo industriale del genere?

"Tutto questo si sarebbe potuto fare anche da noi, ma naturalmente non ci sarebbe stata alcuna possibilità di farlo a costi così contentuti."

A detta di Romano Rossi, questa è una delle cose che in Italia non vanno: "Purtroppo nel nostro Paese, già da qualche tempo, c'è poco spazio per un'imprenditoria seria e costruttiva, la realtà è che non c'è terreno fertile per poter impiantare impresa e poterla sviluppare. In Serbia - aggiunge - c'è, inoltre, un rapporto più rilassato con i sindacati, le nostre sono aziende che hanno i sindacati interni che però lavorano davvero insieme a noi per quello che è il bene comune, e soprattutto capiscono che il fine ultimo di un imprenditore è quello di conseguire un profitto".

Dalle sue parole si apprende quindi come ci sia molta meno conflittualità rispetto alla situazione italiana.

"È un territorio diverso culturalmente, e non dico più o meno avanzato ma semplicemente diverso, in cui sapendosi muovere si riescono ad avere dei risultati che difficilmente si possono raggiungere in Occidente".
/ Come detto Rossi e la "Progetti" non si accontentano di quanto di grandioso fatto finora. In cantiere c'è, infatti, un altro progetto per il quale si è ancora alla fase di studio, e la prospettiva per un altro successo si va facendo sempre più concreta.
(Luigi Maria Rossiello)

 
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