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Cultura

La Storia nelle kafane

Le osterie di Belgrado sono dei veri e propri archivi che raccontano la vita della popolazione nei secoli passati, lo racconta il libro pubblicato dalla casa editrice Arhipelag

AdminSito
sabato 5 marzo 2016 14:41


Il ministro delle Finanze Lazar Pacu non era noto a Belgrado solo per aver stabilizzato le finanze pubbliche del Paese, ma anche per la sua particolare passione per gli spiedini, che dovevano essere rigorosamente fatti secondo la ricetta dell' "Imperial" situato proprio di fronte alla sua abitazione. Il primo ministro Nikola Pasic aveva invece deciso di non essere più un semplice avventore, e dunque di acquistare direttamente un locale da affittare poi al miglior offerente: sono innumerevoli gli aneddoti di inizio '900 raccontati nel nuovo saggio di Bosko Mijatovic e Boris Belingar e che illustrano gli ultimi 150 anni di storia delle "kafane" , le antiche osterie della capitale serba che ancora oggi rappresentano il cuore della vita sociale in una sapiente unione di cibo e musica tradizionale fra i tavoli.

L'opera , di 250 pagine, "Ilustrovana historija beogradskih kafana", cerca di dimostrare, attraverso un'accurata ricerca storica, come le kafane siano ben più di un fenomeno sociale e si siano trasformate, nel  corso dei secoli, in un archivio di eventi  che fanno da vero e proprio contraltare alla storia ufficiale.

"Ci interessava avere una risposta alla domanda su come vivevano i nostri antenati, o in altre parole che Paese era la Serbia ottanta o addirittura centocinquanta anni fa", spiega Bosko Mijatovic. "Sappiamo che i re, i partiti e i comitati centrali sono una parte importante della Storia, perché influenzano le vite della popolazione, ma questo tipo di storia, quella politica, non può fare a meno della storiografia ed in alcuni lunghi periodi gli eventi politici si sono dimostrati perfino meno importanti di quanto si pensasse. Speriamo che questo libro possa dare un piccolo contributo alla storia 'sociale', perché la kafana è da sempre un'importante istituzione in quel settore. Dentro alle kafane si faceva peraltro anche politica, lì si riunivano i quadri di partito, ma allo stesso tempo si tenevano balli e concerti, si scrivevano notizie e canzoni".

Secondo Mijatovic, un ruolo così specifico della kafana nella società serba non è "un amore per così dire 'genetico' dei serbi verso di essa, ma il banale fatto che le kafane erano pressoché gli unici spazi pubblici che esistevano in passato ". A suo giudizio è sbagliata anche l'idea diffusa oggigiorno "secondo cui le kafane tipiche di Belgrado erano dei bassifondi turchi dove l'élite artistica bohémienne beveva e faceva girare il tabacco. Una convinzione del genere è suggerita da alcune kafane sopravvissute fino a oggi, come quelle nel quartiere di Skadarlija o lo "Znak Pitanja", ma anche dall'inclinazione di alcuni autori a romanzare le vite e gli ambienti artistici. La realtà è ben diversa: a parte alcune, tutte le altre kafane erano frequentate da lavoratori con i più diversi profili, dai contadini della zona di Palilula ai portuali della Savamala, fino agli industriali, professori e ministri". Anche la loro architettura era quindi, fin dal XIX secolo, di tipo "solido e coerente con gli standard più moderni per l'epoca".

La storia "sociale" della kafana  si è però incontrata molte volte con quella ufficiale della "politica", perché i partiti vi avevano istituito una vera e propria rete informale, con dei ritrovi in luoghi fissi e orari extra-ufficio. "I liberali sedevano allo "Zlatni Krst", i progressisti alla "Kasina", i radicali al "Pariz", ed infine i democratici si ritrovavano al "Barajevo" o ai "Tri Seljaka". Allora si sapeva chi andava dove, ed era facile trovare le persone che si cercavano. (.) E così, ad esempio, l' "Imperial! aveva diversi clienti abituali, e per molti anni vi cenò spesso il ministro delle finanze Lazar Pacu. (.) Nella stanza attigua si ritrovavano invece regolarmente dei professori universitari, e c'era infine posto anche per i radicali".

Fra tutti gli elementi rivelati dalla ricerca, quello che ha più colpito Mijatovic non è stato lo sviluppo della vita politica bensì "la scoperta della nostra storia della musica. La Serbia fa il suo ingresso nel XIX secolo con la musica orientale portata dai turchi e dagli zingari. Con il passare del tempo la vita musicale si sviluppa in varie direzioni, con diverse musiche popolari, divertenti o più serie e che possedevano ciascuna una vita parallela rispetto alle altre. Dopo aver cominciato ad essere suonata nelle corti reali, a poco a poco la musica di derivazione europea si diffonde fra i circoli elitari. La musica popolare ha vissuto dal canto suo una vera e propria rivoluzione attorno al 1880, quando un rom ungherese, Ferdinand, fece conoscere a Belgrado un modo completamente diverso di suonare, molto più sentimentale, e lo fece con grande successo".

Tutte le trasformazioni furono registrate dalle kafane, e ogni locale era conosciuto per un particolare genere che vi si suonava. "A Skadarlija cantava spesso Sofka Nikolic, forse la più popolare allora fra le cantanti di motivi popolari (.), ma anche la cantante di romanze russe Olga Jancevecka. Agli inizi degli anni '20 cominciò a comparire il "jazz", che divenne presto molto popolare fra le kafane frequentate dalla gioventù belgradese. Insomma, non è cominciato tutto con il rock'n'roll".
(Fonte: Novi Magazin)

 
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