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SocietÓ

17 anni dal disastro

La Serbia ricorda l'anniversario dell'inizio della campagna di bombardamenti della Nato che al Paese caus˛ migliaia di vittime e centinaia di miioni di danni

AdminSito
venerdý 25 marzo 2016 10:57


Il 24 marzo di diciassette anni fa la NATO diede inizio ad una campagna di bombardamenti sulla Serbia che sarebbe durata 78 giorni distruggendo infrastrutture, edifici commerciali, scuole, istituzioni sanitarie, case di mezzi e monumenti culturali.Gli attacchi ebbero inizio e vennero effettuati senza l'approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, creando un precedente nella storia delle relazioni internazionali.

L'ordine di azione venne dato al ​​generale americano Wesley Clark, che in quel momento comandava le forze alleate, dal Segretario generale della NATO, Javier Solana. Clark pi¨ tardi scrisse in un libro intitolato "Modern Warfare", che la pianificazione della guerra era giÓ in corso da metÓ giugno del 1998 ed era stata completata nel mese di agosto dello stesso anno.

Il Paese venne attaccato come il presunto colpevole di una catastrofe umanitaria in Kosovo e Metohija anche se la causa immediata furono i controversi eventi di Racak, dopo il fallimento dei negoziati sul futuro status della provincia che erano stati condotti a Rambouillet, alle porte di Parigi. Dopo l'Assemblea serba aveva confermato la decisione di non accettare truppe straniere sul suo territorio e suggerendo che forze delle Nazioni Unite dovessero sorvegliare una soluzione pacifica del conflitto in Kosovo.

La NATO il 24 marzo 1999 alle 19:45 diede inizio ai "raid" usando missili da crociera ed attaccando diverse localitÓ in Serbia e Montenegro con aerei di 19 paesi dell'alleanza militare occidentale che decollavano dalle portaerei nell'Adriatico e da quattro basi aeree in Italia. Secondo le stime del governo della Serbia, almeno 2.500 persone,fra cui 89 bambini, vennero uccise durante gli attacchi (secondo altre fonti, il totale delle vittime fu quasi di 4.000), mentre pi¨ di 12.500 persone rimasero ferite . Il danno totale per l'economia e le infrastrutture del Paese venne stimato al momento a 100 miliardi di dollari, mentre le perdite di guerra della NATO in personale ed attrezzature non sono mai stati resi pubblici. Le autoritÓ di Belgrado all'epoca affermarono che decine di aerei erano stati abbattuti, ma questo non Ŕ mai stato confermato. Secondo l0 agenzia russa APN la NATO perse oltre 400 soldati e pi¨ di 60 velivoli, mentre l'allora presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton afferm˛ in un discorso il 10 giugno 1999 che la NATO non aveva sofferto "nessuna vittima.".

Quasi ogni cittÓ in Serbia venne presa di mira durante le 11 settimane di attacchi aerei,il bombardamento distrusse e danneggi˛ 25.000 unitÓ abitative, 470 km di strade e 595 chilometri di ferrovie oltre a 14 aeroporti, 19 ospedali, 20 centri di salute, 18 asili, 69 scuole, 176 monumenti culturali e 44 ponti, ad altri 38 vennero distrutti. Durante l'aggressione la NATO effettu˛ un totale di 2.300 missioni su 995 strutture in tutto il Paese, mentre 1.150 aerei da combattimento lanciarono quasi 420.000 missili. La NATO lanci˛ inoltre sulla Serbia 1.300 missili da crociera ed oltre 37.000 bombe a grappolo, che uccisero circa 200 persone e ne ferirono centinaia, ed infine us˛ munizioni vietate con uranio impoverito.

Nel Paese venne distrutto un terzo della capacitÓ di prudurre energia elettrica , due raffinerie di petrolio a Pancevo e Novi Sad furonobombardate, mentre le forze della NATO colsero l'occasione di adoperare per per la prima le cosiddette bombe di grafite per disabilitare i sistemi di alimentazione. Dopo vari tentativi di porre fine alla guerra per via diplomatica, il bombardamento concluse con la firma dell'accordo tecnico-militare a Kumanovo il 9 giugno 1999, dopo il quale l'esercito jugoslavo (VJ) e la polizia serba (MUP) iniziarono il ritiro dal Kosovo e Metohija .

Lo stesso giorno, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adottat˛ la risoluzione 1244 decidendo l'invio di 37.200 soldati della KFOR da 36 paesi della provincia, con il compito di mantenere la pace, la sicurezza, e garantire il ritorno dei rifugiati fino a quando un ampio status autonomo fosse stato definito per il Kosovo.
Fonti: Agenzie

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