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Gli agenti della vergogna

Il Tribunale della Contea di Zagabria ha confermato e inasprito le condanne per crimini di guerra formulate in primo grado nel 2012 contro cinque poliziotti croati

AdminSito
mercoledì 30 marzo 2016 10:19


Giovedì scorso la rabbia e l'amarezza di Stjepan Klaric, comandante dell'infausta prigione croata di Kerestinec negli anni del conflitto per l'indipendenza (1991-'95), si sono tradotte in un grido di disperazione rivolto alla giudice che aveva appena definito la sue gesta in tempo di guerra "una vergogna per la Croazia e per il suo popolo": "Si lavi bene le mani, signorina Pilato. La Pasqua è in arrivo!". Difatti il Tribunale della Contea di Zagabria, presieduto appunto dalla giudice Renata Milicevic, ha confermato e persino inasprito le condanne per crimini di guerra formulate in primo grado a novembre del 2012 contro Klaric e quattro agenti di polizia del campo di internamento: Viktor Ivancin, Drazen Pavlovic, Goran Strukelj e Zeljko Zivec.

E i fatti su cui verte la sentenza appena comminata sono gli stessi che hanno giustificato il verdetto di tre anni e mezzo fa, annullato però ad aprile del 2014 a causa della decisione della Corte suprema di far istruire un nuovo procedimento per "l'impossibilità di applicare la convenzione per i conflitti interni, poiché dopo l'otto ottobre del 1991 il Parlamento croato ruppe ogni legame con l'ex Jugoslavia, rendendo di fatto il conflitto internazionale". Dunque, per aver commesso atti di tortura e abusi sessuali nei confronti di prigionieri e civili serbi (tra cui anche alcune donne), i cinque imputati si sono visti infliggere pene ben più severe di quelle stabilite la prima volta. Nel dettaglio, Klaric è stato condannato a otto anni di reclusione in carcere (mentre la durata della vecchia pena era di tre anni e mezzo), Ivancin a cinque anni (due), Pavlovic a tre anni (uno), Strukelj a due anni (uno) e Zivec a un anno e mezzo (uno).

"Ciò che gli imputati hanno fatto durante la guerra - ha dichiarato la giudice - rappresenta un'enorme vergogna per la Croazia e l'intero popolo croato. Nessun soldato dovrebbe comportarsi così ed esprimere il suo patriottismo in modo così efferato. Il patriottismo, al contrario, va dimostrato sul campo di battaglia e facendo buone azioni, non commettendo abusi sessuali e torture su prigionieri di guerra e civili, tra cui vi erano anche alcune donne anziane".
(Fonte: Balkan Insight)

 
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