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Cultura

I serbi e il ghetto di Venezia

Un libro apparso in Serbia racconta con tono fiabesco l'antico rapporto degli ebrei fuggiti dall'Europa dell'Est con il ghetto di Venezia ed i personaggi che lo popolarono

AdminSito
venerdì 8 aprile 2016 11:14


Tra i pochi Stati ad essersi ricordati del Cinquecentenario del "Ghetto di Venezia", c'è la piccola Serbia, potenza decaduta dei Balcani, legata da un inesausto filo di empatia culturale con l'Italia. Come riconferma l'interesse di pubblico con cui è stato accolto il 29 marzo scorso al centro culturale Parobrad di Belgrado, "La sirena che sorride - Cinque fiabe sul Ghetto di Venezia", della scrittrice, traduttrice e giornalista serba [Mirjana Ognjanovic, impreziosite dalle illustrazioni di Aleksandar Palavestra, affermato archeologo e pittore serbo. Presenti l'editore Ivan Bevc, lo scrittore di origine ebraica Filip David e il pittore Slavko Krunic, Ognjanovic ha richiamato la lezione di Italo Calvino: "Le fiabe sono di natura migratoria, viaggiano nel tempo e nello spazio, attraverso secoli e continenti, ma anche attraverso gli strati sociali".

La "sirena" che accompagna e ammalia il lettore lungo le calli e dentro gli sbilenchi palazzi della domiciliazione coatta, che ospitavano qualche migliaio di ashkenaziti, sefarditi, ebrei italiani e israeliti fuggiti a Venezia dalle persecuzioni in Europa centro-orientale[b/], si immerge e affiora nelle vite di personaggi di epoche differenti, e in fondo senza tempo. C'è il professore di Belgrado che trova il Golem nel pozzo del Ghetto. C'è il fumettista Hugo Pratt, che considerava Venezia centro del mondo e la girava senza sosta. C'è la poetessa rinascimentale Sara Copio Sullam, animatrice del fermento culturale nella Serenissima della prima metà del Seicento. C'è Leon Modena, rabbino geniale e controcorrente, rovinato dal gioco d'azzardo. C'è Thomas Coryat, viaggiatore inglese amico di Shakespeare, più fortunato come autore di un documentatissimo diario che come poeta, che alla fine si innamora di un'ebrea arrivata al Ghetto dalla Grecia. Chiude l'erudita escursione fiabesca di Mirjana Ognjanovic, la storia di un editore contemporaneo, con molti dubbi sul valore del proprio lavoro in un'epoca di diffusa superficialità verso i bei libri, come un tempo si pubblicavano a Venezia. Fino a quando non riceve una lettera dal Ghetto lagunare e ritrova finalmente la passione professionale perduta.
(Valerio Di Donato)

 
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