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Cultura

Le zampe del serpente

Un libro del giornalista kosovaro Veton Surroi racconta misteri retroscena e misteri dell'ascesa al potere di Hashim Thaci, che si lasciò convincere dalla promessa di un film sulla sua vita

AdminSito
martedì 19 aprile 2016 11:31


"Le zampe del serpente" - un libro che sta scaldando ulteriormente gli umori del Kosovo - prende il titolo da un detto popolare della regione che più o meno dice:"Il serpente ha le zampe ma non le puoi vedere, ti dà la sua parola ma non ci puoi credere". E da quando è stato pubblicato, il volume ha fornito nuovi elementi sulla personalità più controversa del Paese, l'ex capo guerriglierio che divenne primo ministro, poi ministro degli Esteri ed oggi è il presidente dell'autoproclamata repubblica: Hashim Thaci, detto appunto "il Serpente". Porta la firma di Veton Surroi, intellettuale, giornalista ed editore di Pristina - è stato lui a fondare il quotidiano "Koha Ditore" - e adesso offre una lunga serie di sorprendenti dettagli sugli eventi che hanno cambiato la storia del diritto internazionale.

"Che cosa accadrebbe se dicessimo quello che non è stato mai detto o scritto in questi quindici anni di libertà, ossia che non c'era nessun esercito di liberazione del Kosovo? Sono pronto ad assumersi la responsabilità e le conseguenze di questa eresia", scrive Surroi aprendo cos' la sua ricostruzione degli eventi. Con queste parole comincia il capitolo sul mito dell' "UCK" che ha mandato su tutte le furie i veterani. Surroi oggi scrive che il tempo ha dimostrato come tutto fosse stao architettato solo per il famoso "comandante il serpente" ed il vero progetto non fosse quello di realizzare il sogno seconale degli intellettuali del Kosovo di far nascere una "Repubblica indipendente", ma di fare in modo che la regione diventasse parte dell'Albania. Surroi racconta le mosse del "serpente" in un modo che potrebbe avvicinarsi molto alla verità, e spiega che Thaci ha usato la tradizione propensione kosovara a credere piuttosto alla narrazione, alla tradizione orale che ai libri. Ma cos'è esattamente che nel libro oggi rende gli ex combattenti dell'UCK così arrabbiati?

"Quello che oggi viene chiamato Esercito di liberazione del Kosovo in primo luogo non era un esercito, poi non si proponeva la liberazione, e infine non era nemmeno kosovaro. Quel che viene chiamato UCK era in realtà una raccolta di unità di guerriglia, disperse che a causa delle difficili condizioni del terreno, per lo più operavano in una forma abbastanza autonoma - scrive Surroi - queste unità, essendo di guerriglia, erano fortemente dipendenti dai finanziamenti esterni e gli ordini che le arrivavano da un movimento nazionale del Kosovo (LPK).

Anche se Surroi non menziona mai in che modo"UCK" è stato finanziato o chi realmente ha firmato gli ordini, oggi è ben nota la verità: le direttive provenivano dagli Stati Uniti. Come Jerry Seper del "Washington Post" ha scritto il 3 maggio 1999, "la Kosovo Liberation Army, che l' amministrazione Clinto ha abbracciato e alcuni membri del Congresso vogliono armare come parte della campagna di bombardamenti della NATO, è un'organizzazione terroristica che ha finanziato gran parte del suo sforzo di guerra con i profitti derivanti dalla vendita di eroina. Documenti di "intelligence" ottenuti di recente dimostrano che gli agenti antidroga di cinque Paesi, tra cui gli Stati Uniti, ritengono che l'UCK si è alleato con una vasta rete criminale organizzata con base in Albania che contrabbanda eroina e cocaina agli acquirenti in tutta l'Europa occidentale e, in misura minore, degli Stati Uniti. I documenti legano i membri della mafia albanese ad un cartello traffico di droga con base nella capitale della provincia del Kosovo, Pristina. Il cartello è gestito da albanesi etnici che sono membri del Fronte nazionale del Kosovo, il cui braccio armato è l'UCK. I documenti mostrano anche che questa è una delle più potenti organizzazioni di contrabbando di eroina nel mondo".

Seper, ricordava poi che "nel 1998, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha elencato il KLA - formalmente conosciuto come il "Ushtria Clirimtare e Kosoves", o UCK - come organizzazione terroristica internazionale, dicendo che aveva finanziato le sue operazioni con i proventi del commercio internazionale di eroina e con prestiti ottenuti da noti terroristi come Osama bin Laden. "Erano terroristi nel 1998 e ora, a causa della politica, sono combattenti per la libertà ", ha detto un alto funzionario della droga che ha chiesto di non essere identificato," scriveva ancora Seper. Francamente, si può solo immaginare cosa accadrebbe a Surroi se scavasse più in profondità nel quadro delle risorse e delle fonti di denaro da e per l' "UCK", ma questo è un tutto un altro argomento per qualche altro libro. Quel che oggi è più interessante è il fatto che questo giornalista ed editore che alcuni amano definire "un magnate dei media", (ma Surroi è anche un intellettuale che parla diverse lingue, figlio di un ambasciatore mort in circostanze ancora sconosciute, attivista intellettuale e politico, collaboratore di Ibrahim Rugova, antico leader della Lega democratica del Kosovo) spiega con chiarezza come nacque il mito natura del "Serpente".

"Dopo la fine della guerra, secondo le testimonianze di diversi membri della unità dell'UCK, i guerriglieri non sapevano a chi rivolgersi, fino a quando non hanno incontrarono i soldati britannici della KFOR, che chiesero loro di consegnare le armi ... in quel momento i soldati britannici informarono i membri dell'UCK che la guerra era finita", scrive Surroi, e questo ha segnato il culmine sia nel mito dell"Uck" che nel ruolo svolto nella liberazione. La vera medaglia va alla NATO ed alle truppe di terra della KFOR, conclude Surroi, tanto è vero che la data in cui il Kosovo celebra la sua data di 'liberazione' è quella in cui la NATO è entrata in Kosovo. Ma il mito dell' "UCK" è stato nutrito in quanto serviva alla costruzione di uno Stato nello Stato serbo ed era utile al "comandante Serpente" per mantenere il suo potere.

"L'ex studente di storia presso l'Università di Pristina, quello che era stato un ragazzo arrivato dallo sconosciuto villaggio di Malisevo , voleva qualcosa di molto più come ricompensa: fin dalla fine della guerra, il destino dell' "UCK" era di trasformarsi in un partito politico o di fornire elementi alle forze speciali o di polizia, e nessuna di queste prospettive era interessante per Thaci. Lui non voleva tornare a Malisevo e diventare un professore di storia, voleva essere parte dell'élite", ha scritto Surroi. Questa parte si decise in virtù del ruolo che il "Serpente" giocò durante la conferenza di Rambouillet.

"Non esiste un solo documento della conferenza che menzioni mai quello che Thaci sarà infuturo., l'accordo di Rambouillet assegnava il Kosovo, ma non parlava di Thaci e la rivoluzione sarebbe stata provocata dalla NATO e non dall' UCK - continua Surroi, che era uno dei membri della delegazione kosovara - Thaci era molto arrabbiato, cercava di manipolare la delega, prediceva perfino miseria per il Kosovo , ma di solito era assente dai rituali del pomeriggio quando i suoi colleghi ascoltavano "the Voice of America" in albanese come loro barometro ufficiale degli eventi storici. Era da qualche parte in giro per i corridoi del castello, aveva necessità di proprie fonti di informazioni che gli indicassero il corso della storia'".

La sua fonte dai circoli degli Stati Uniti era l'albanese Sefedin Asanai, una volta pittore, poi trovato morto con referto di suicidio', ma con 11 ferite sul corpo. E gli americani, dopo Madlen Albright aveva minacciato la delegazione che avrebbe perso il sostegno degli Stati Uniti, concretamente promisero a Thaci per bocca del portavoce del Dipartimento di Stato , James Rubin che il suo amico avrebbe scritto la sceneggiatura per film di Hollywood che lo avrebbe dipinto come una "star". Quella sceneggiatura venne mai scritta, ma in quel momento questa falsa promessa riportò Thaci dal tavolo delle trattative.

Come alcuni documentari del 2000 portano a concludere, "allora Thaci rappresentava l'unico problema, perché stava chiedendo l'inserimento di un referendum sull'indipendenza. Così la Albright mandò Rubin a è farsi carico di lui ed a conquistarlo". Veton Surroi, che nei colloqui era un rivale politico d UCK , fornisce una descrizione candida del messaggio di Albright a Thaci: "Lei stava dicendo: se voi firmate ed , non firmano, bombardiamo. Se firmano anche loro, arriva la NATO ed allora tocca a te ".

Thaci era nel percorso per entrare nel club d'élite in maniera molto più sostanziosa di un film di Hollywood. Ma, allo stesso tempo, nel castello vicino a Parigi era chiaro che gli americani non avrebbero mai dimenticato il comportamento di Thaci: "Madlene Albright passò vicino a noi e di fermò per abbracciarmi, ma quando incrociò Hasim Thaci voltò la schiena e riprese a camminare. E questo girare la schiena negli anni seguenti diventò politica ufficiale, ed il "Serpente" ,o capì bene. Capì che da qualche parte aveva fatto un errore e che avrebbe dovuto trovare un modo per correggerlo.da quel momento ha cominciato con il fare mosse sempre più estreme per dimostrare servitù - ha scritto Surroi - e questa servitù era l'esatto contrario dell' "indipendenza" , ed ha messo in grado i veri padroni del Kosovo di governare un cosiddettp Stato a modo loro e per il proprio bisogno. Hanno anche creato una specie di simbolo dello Stato: una bandiere che ,come da ordini ordini, non dovesse apparire come qualsiasi altra bandiera degli Stati confinanti e non dovesse avere il simbolo di un'aquila". Surroi l'ha chiamata "una bandiera asciugamano", aggiungendo che ordini diretti in tal senso furono impartiti dall' ambasciatore statunitense in Kosovo, Tina Kajdanov, anche riguardo ai discorsi, al cerimoniale ed a ogni evento ufficiale.

Naturalmente, il "Serpente" non sarebbe stato tale se non avesse concepito un piano di fuga per quando la signora Albright fosse arrivata alla fine della carriera. Gli Stati Uniti avevano ottenuto una base geostrategica nei Balcani ed un governo servile da manipolare facilmente. La via di fuga del "Serpente" consiste in un un pezzo di carta firmato anni fa, che lo protegge nel caso in cui qualche tribunale internazionale lo "invitasse" a processo, sia per i crimini commessi durante la guerra che per quelli in tempo di pace.. Non c'è nessun serio investimento in Kosovo, spiega Surroi, perché tutto resta nelle mani di una élite politica , o di un "Serpente". I suoi figli frequentano una scuola privata turca e sembra che il progetto di Thaci per la fine del gioco ormai sia abbastanza vicino. Dato che la Corte per i crimini dell'UCK sta per iniziare le sue attività, lui sta cercando di attivare tutte le connessioni utili per acquisire abbastanza potere, ottenere influenza con i soldi e comprare tempo supplementare in qualche terra lontana.

" Per il "Serpente" capire le regole di un gioco serve anche a capire la diplomazia e la politica degli stranieri,e la somma di questi eventi in realtà ci serve anche a capire meglio la politica di 'privatizzazione dello Stato' usata per gli stati balcanici, arabi e africani. Un esempio lampante di tutto questo è il rapporto ci Thaci con lo Stato di Israele: "Per questo abbiamo dilapidato l'amicizia la consulenza dei libanesi: tempo fa avevamo invitato esponenti politici ed intellettuali libanesi e di e altri Stati arabi a visitare Pristina, nello sforzo di ottenere un maggiore sostegno per l'indipendenza del Kosovo. Alla cena che abbiamo organizzato per tutti loro, l'ospite d'onore era l'allora primo ministro Hashim Thaci, che dopo aver ascoltato gli interventi dei libanesi sui diversi atteggiamenti del mondo arabo, disse in realtà noi come Stato non eravamo interessati al mondo arabo." Israele, ha detto. noi siamo interessati alle relazioni bilaterali con Israele". Dubito che i consulenti libanese, intellettuali molto rispettati a da Beirut, abbiano mai ricevuto un tale schiaffo in faccia ", scrive ancora Surroi. Ma per il "Serpente" questa era cosa comune, dal momento che vede ogni circostanza come un'opportunità per i suoi obiettivi personali e niente di più".

Questo , tanto per essere chiari, non è un libro di storia, eppure, sicuramente potrà servire come importante punto di riferimento storico di una fonte albanese impegnata nel processo di indipendenza del Kosovo. Anche se, per Veton Surroi, il "Serpente" ha distrutto l'intera società kosovara privatizzando il cosiddetto Stato, la verità sulla breve storia del Kosovo è che, con o senza il "Serpente" e la sua compagnia, il Kosovo ha ricevuto "liberta" dallaNATO (1999) e questo , come spiega Surroi , determina la sua stora. Ma dopo aver distrutto la società del Kosovo, Thaci è ancora così forte e così indistruttibile? "Non lo credo -conclude Surroi - il "Serpente" ha potuto avvicinarsi a noi, come qualsiasi altro animale velenoso, solo per quel tanto che glie lo abbiamo consentito".

Nella lettura del libro, si posso anche trovare confronti con la ex Jugoslavia prima delle guerre civili e sotto il regime comunista. Sembra che oggi Surroi, dopo 15 anni di cosiddetta 'libertà', nutra rimpianti per bei vecchi tempi: "Anche senza un ragazzo arrivato dalla remota Malisevo, il Kosovo non è mai stato concepito per essere parte del progetto della " grande Albania", come intellettuali come Surroi avevano sognato. Con o senza il "Serpente" questa parte della terra è stata pensata per essere solo un punto geostrategico nel gioco molto più grande che ha bloccato tutti gli Stati balcanici nella miseria dopo aver importato l'idea di sanguinose guerre civili. E ogni singolo Stato balcanico oggi vive il cordoglio per i tempi in cui vita era facile e sicura all'interno del sistema che si definiva comunista. La realtà è che si trattava di una interpretazione balcanica del comunismo, qualunque sia stata la gente ricorda ancora che allora c'era òla vita, posti di lavoro sicuri, assistenza sanitaria gratuita ed educazione per guadagnarsi da vivere e godersi le vacanze lontani dalle banche , dai prestiti pesanti, dai tassi astronomici e dalla mafia internazionale che in questi anni assieme agli sceriffi locali ha derubato lo Stato ed i suoi cittadini, senza lasciare altro che il deserto.
(Marina Ragush)

 
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